Un regno che non aveva mai visto una Tavola senza capotavola
Il primo libro finisce con la morte di Arvid e con il Diario consegnato ai discendenti della Stirpe.
Da qui non si racconta più la nascita del Branco, ma ciò che accade a un Patto quando smette di appartenere a chi lo ha pronunciato: l'epoca di Midgard e le imprese di chi venne dopo.
Dove riprende il racconto
I Lupi arrivano nelle terre del Nord come stranieri: fiordi, foreste, fortezze innevate e regni in guerra fra loro. Non portano un esercito né una pretesa. Portano un fuoco, un libro e un modo di sedersi.
Qui la Stirpe smette di essere una piccola comunità nata in una valle e diventa una presenza riconosciuta nel mondo. Riceve terre da difendere e deve decidere, ogni volta, se difendere un luogo significhi possederne gli abitanti.
È anche il libro della generazione che non ha conosciuto Wotan. Per i figli e i nipoti di Arvid il Viandante non è un ricordo: è una storia raccontata da chi non c'era. Devono trovare da soli un significato al Patto, oppure limitarsi a ereditarlo — e un Patto ereditato senza essere scelto è già mezzo perduto.
Il ponte
Fra la fortezza nella neve e la notte in cui la Mist risponde a una chiamata ai confini di Pyro passano quasi mille anni.
In mezzo ci sono regni che sorgono e cadono, migrazioni, lunghi silenzi in cui il Diario non viene aperto per generazioni, e il momento in cui l'umanità comincia davvero a guardare oltre la Terra.
Il Branco attraversa tutto questo senza mai possedere una terra abbastanza a lungo da confonderla con sé stesso. È il motivo per cui, quando arriverà il tempo delle stelle, saprà già come si vive senza radici.
Mille anni dopo, qualcuno risponde ancora nel buio
Il terzo libro porta il Diario fino ai confini di Pyro — e alla stessa domanda del primo, posta a un uomo che comanda un'ammiraglia.
