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Dal diario · Il Diario del Branco

Libro III — L'Ultimo Focolare

Duecentocinquant'anni dopo l'ordine di non rispondere più, quattro comunità che non si conoscono fanno ancora la stessa cosa senza sapere perché. Un uomo trova il libro, parte con una nave che non è sua e ci mette undici anni. Come i Lupi di Wotan sono tornati a esistere.

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Nel 2703 qualcuno diede l'ordine di non rispondere più

Sotto i Messer i Lupi di Wotan vennero braccati fino a non poter più stare insieme.

Chi li guidava fece l'unica cosa che potesse salvarli, e fu anche la peggiore: sciolse il Branco, mandò via le quattro divisioni una per una e lasciò un ordine solo.

Poi consegnò il libro alle autorità, perché smettessero di cercarlo.

Funzionò. Sopravvissero tutti — e nel giro di tre generazioni nessuno di loro sapeva più che cosa fosse stato.

Duecentocinquant'anni dopo sono ancora tutti vivi, e non lo sanno.

Una società di rilevamento piccola e vecchia, con l'archivio contratti impeccabile. Una squadra di soccorso che esce una terza volta che nessun contratto paga. Una compagnia di sicurezza che rifiuta i contratti buoni e non sa più dire perché. Un cantiere pieno di ferristi che battono due segni sui pezzi fatti bene, perché glielo ha insegnato il padre senza spiegare niente.

Quattro comunità che non si parlano da dieci generazioni, ognuna convinta di essere l'unica al mondo a fare una cosa che non conviene.

Poi un uomo trova il libro.

Si chiama Galimar, fa rilievi sulla frontiera, ed è appena stato la causa della rovina di cinquanta persone scrivendo sopra un modulo la parola più onesta che avesse.

Parte con una nave che non è sua e una copertura che un amico gli rinnova ogni mese sapendo che, se lo scoprono, finiscono dentro tutti. E parte con un metodo che non dovrebbe funzionare: si mette allo scoperto su un canale aperto, dice mezza frase, e aspetta che qualcuno, da qualche parte, completi l'altra metà.

Ci mette undici anni.

E che cosa non troverete scritto da nessuna parte

Che cosa c'è dentro

C'è un ragazzo che a Nyx perde il cognome che si portava dietro dalle guerre Tevarin, e nove anni dopo, in una valle innevata, ne trova un altro.

C'è un uomo che nel 2703 torna indietro per sei persone che conosceva, e le paga con i nomi di gente che non aveva mai visto.

C'è una donna che entra in un archivio imperiale per riprendersi un libro catalogato duecento anni prima, e non torna indietro.

C'è una compagnia di sicurezza che risponde alla chiamata al primo tentativo, senza esitare, e poi dice di no — e ha ragione lei.

E c'è una notte, dentro il ventre di una nave da guerra comprata a peso, in cui quattro comunità che non si conoscono smontano una porta, una barella, un banco da officina e un piano da carte per tirare fuori quello che c'è dentro. E scoprono che i segni che ognuno di loro traccia da sempre erano due su quindici.

Non ci sono giuramenti, in questo libro.

Non c'è nessuno che venga arruolato, non c'è un capo che convinca qualcuno, e l'unica prova d'ingresso che i Lupi abbiano mai avuto è una frase che si impara da bambini e che non serve a niente finché qualcuno non la dice nel buio.

C'è un Patto vecchio di mille anni che nessuno di loro sapeva scritto e che si erano comunque tramandato intero senza accorgersene. C'è un libro in cui si scrivono anche gli errori, e in cui chi non è d'accordo scrive accanto e non al posto. C'è una sedia vuota dal 2703, e un uomo che la rifiuta per una ragione ottima e poi la accetta per una ragione molto più piccola.

E c'è una nave che prende il nome di una valchiria che non serve a combattere.

Chi chiama nel buio riceve risposta. Non si chiede prima chi è. E si torna indietro anche per uno solo — con quello che è tuo.

il Patto · dalle pagine che vengono prima della cronaca

Il Libro III racconta come i Lupi di Wotan sono tornati a esistere.

Comincia con un uomo solo che parla a un canale vuoto.

Finisce nove anni più tardi dentro una gola di metallo, a Nyx: una nave che esce dal tunnel a milleduecento gradi con tre uomini dentro che non escono, uno che salta a metà di una parola e la finisce quattro minuti dopo, e in fondo a un pozzo un pilota che non è dei nostri e che ha chiamato per tre giorni su una frequenza che non ascolta più nessuno.

In mezzo c'è il resto: le quattro divisioni ritrovate una alla volta, la Tavola rimessa insieme, le quindici rune tornate intere, il Diario riaperto dopo duecentocinquant'anni di pagine bianche.

E, in fondo, un uomo che chiude il libro e non lo rimette sulla mensola — perché si è appena accorto che una voce non basta.

La prossima cosa

Prima di cominciare dall'inizio, guardate come va a finire

Nyx, 2956. La Mist esce dal salto con la torretta di prua vuota, e in fondo a un tunnel che divora gli scafi in pochi secondi c'è un pilota che ha chiamato e che non è dei nostri.

Poi si torna indietro di nove anni, e si comincia.

Prologo — Il posto vuoto