Branco · LIVE
Nuova nave aggiunta al catalogoIl branco: 16 lupi · 206 navi in flottaVeglio sui miei fratelli, finché Wotan vegli su di me.Nuova nave aggiunta al catalogoIl branco: 16 lupi · 206 navi in flottaVeglio sui miei fratelli, finché Wotan vegli su di me.
Dal diario · Il Diario del Branco

Capitolo XIII — Il terzo corridoio

Sigm4 pulisce la seconda gola, non aspetta il proprio turno ed entra nella terza. Il suo caccia salta a pochi metri dall'uscita, a metà di una parola che serviva a chi doveva entrare dopo. Il Branco aspetta quattro minuti e ventidue secondi che quella parola torni indietro.

← Wiki

Sigm4 non aspettò il proprio turno

Restavano due gole e due caccia, e i due caccia erano tutto quello che la Mist aveva ancora nell'hangar.

Sigm4 entrò nella seconda per primo, perché era già pronto e perché era il suo modo di fare le cose.

Dentro la gola imprecò dal primo metro all'ultimo, come faceva sempre e come farà ancora: contro la roccia, contro le scariche, contro l'uomo che aveva progettato le unità di raffreddamento, contro sé stesso. Uscì con tre unità distrutte, mezza calotta annerita e la voce di uno che ha appena vinto una discussione.

«Seconda pulita.»

Poi guardò quanto tempo restava.

«Non aspetto il mio turno»

La terza

Il piano era che nella terza entrasse Harlock III con l'ultimo caccia, appena la Redeemer fosse stata in grado di seguirlo.

La Redeemer non era ancora in grado di seguirlo. Le mancavano quattro minuti di raffreddamento, e quattro minuti erano esattamente quello che nessuno aveva.

«Vado io», disse Sigm4.

«Aspetta il tuo turno», disse Rosma dal Perseus, e non lo disse con durezza: lo disse come si dice una cosa organizzativa.

«Il mio turno è adesso, sono già fuori.»

Non era disobbedienza e non era esibizione. Era il ragionamento più semplice del mondo, fatto da uno che aveva il caccia acceso, il tunnel davanti e un cronometro che scendeva: entrare adesso costava un caccia già danneggiato; entrare fra quattro minuti costava una finestra.

Sul canale ci fu mezzo secondo di niente.

«Vai», disse Galimar.

Della terza gola non si sa quasi niente, perché l'unico che l'ha vista in quel momento la stava raccontando mentre ci passava dentro.

È una cosa che i Lupi fanno per abitudine e che nessuno gli ha mai insegnato: quando entri per primo in un posto, lo racconti ad alta voce. Non per compagnia. Perché se non esci, quello che hai detto resta.

Sigm4 parlò per tutto il tragitto.

Disse che la terza era più larga delle altre due e che era una fregatura, perché più larga vuol dire che ti viene voglia di andare più forte. Disse che le unità erano tre come le altre e che le prime due stavano dove ci si aspettava. Disse che la terza no.

Poi disse che l'aveva trovata, e che l'aveva presa.

Poi cominciò la frase che serviva davvero.

«Chi entra dopo si tenga a sini—»

Il canale continuò per un altro secondo, aperto e vuoto, come restano aperti i canali quando dall'altra parte non c'è più il microfono.

A pochi metri dall'uscita, nel punto in cui la gola si allarga e uno si convince di avercela fatta, il caccia di Sigm4 smise di esistere.

La cosa più corta che Galimar abbia mai detto

Avvisate Panzer

Sul canale generale non parlò nessuno per qualche secondo, e in una battaglia qualche secondo di silenzio è moltissimo.

Poi si mosse una cosa grande e lenta.

La Reclaimer di Panzer8 era stata là fuori tutta la notte, e nessuno l'aveva mai sentita dire una parola. Faceva un lavoro che in una battaglia non guarda nessuno: andava dove le cose erano finite, ci si metteva sopra e le tirava su. I relitti dei nostri e quelli degli altri, senza distinzione, perché un pezzo è un pezzo e domani serve.

Quella notte era già passata tre volte sopra le carcasse dei caccia di scorta, e nessuno l'aveva ringraziata.

Si mosse verso l'uscita della terza gola e cominciò a raccogliere.

Fu allora che Galimar disse sul canale generale la frase che a Nyx sentirono in parecchi, e che da allora sulla Mist si ripete quando qualcuno esita davanti a un pezzo di ferro.

«Se perdete le torrette, avvisate Panzer.»

Detta così sembra una battuta, e in parte lo era: sul canale qualcuno rise, e serviva.

Ma era anche un ordine, ed era il più corto che quell'uomo abbia mai dato. Vuol dire: non state a pensare allo scafo. Non rallentate per una torretta. Non mettete voi stessi dietro una cosa che si rifà.

È la regola dello Scudo detta da un uomo che viene dall'Avanguardia: mai la roba.

Quattro minuti che nessuno aveva

La parola che mancava

Harlock III era sul catapultatore con l'ultimo caccia della Mist e la calotta ancora aperta.

La Redeemer, adesso, era pronta.

«Terza libera per due terzi», disse Harlock. «L'ultima unità è dietro una curva e non so quale. Entro io.»

«No», disse Rosma.

«Rosma, il tempo—»

«Lo so quant'è il tempo.»

Sul canale di comando ci fu una pausa in cui parecchia gente capì la stessa cosa nello stesso momento, e nessuno la disse ad alta voce.

Sigm4 aveva cominciato una frase. La frase diceva da che parte tenersi. E Sigm4, fra pochi minuti, sarebbe stato in grado di finirla.

«Comandi», disse Rosma, e per una volta non stava proponendo: stava chiedendo.

Galimar impiegò meno di quanto ci abbia messo chiunque a raccontarlo.

«Si aspetta.»

Non lo disse per delicatezza, e nessuno lo prese così. Lo disse perché mandare un uomo dentro un tunnel al buio quando l'informazione che gli serve sta tornando indietro non è coraggio: è buttare via una cosa che qualcun altro ha già pagato.

Harlock III restò sul catapultatore con la calotta aperta per quattro minuti e ventidue secondi, e in quei quattro minuti la Shattered Blade si riordinò e la Tranquility tornò scoperta per due volte.

La Mist rimase dov'era e incassò.

«Quante?»

Chi torna

L'infermeria della Mist è piccola, perché su un Idris è piccolo tutto.

Sigm4 si tirò su a sedere che erano passati poco più di tre minuti, e la prima cosa che fece fu quella che fanno tutti: si guardò le mani. Poi imprecò, perché quella è la seconda cosa che fanno tutti e la prima che fa lui.

Nel Branco non si è mai fatto finta che una rigenerazione fosse gratis, e non si è mai fatto finta che fosse una morte. Su questo il Diario è di una asciuttezza che a leggerla la prima volta sembra fredda.

Chi torna, torna con tutto tranne quello.

Ti restituiscono il corpo, le mani, la voce, il modo che hai di ridere. Non ti restituiscono l'ora che hai passato là dentro: quella la perdi, e la perdi davvero. E ogni ritorno lascia indietro qualcosa che nessuno sa misurare, e che si vede soltanto dopo molti, quando uno comincia a somigliare un po' meno a sé stesso.

Per questo, quando un Lupo torna, la sua riga si scrive lo stesso.

Nome, data, e che cosa stava facendo. Anche se quella sera risponde all'appello come tutti gli altri, e a voce alta.

È l'unico posto dove quella cosa resta, perché lui non se la ricorda. La rigenerazione ti riporta indietro; non ti riporta indietro quello che hai passato.

Il Diario sì.

Rosma arrivò in infermeria che Sigm4 stava già cercando gli stivali.

Non gli chiese come stava, non gli disse che era stato bravo e non gli disse che era stato uno stupido, e tutte e tre le cose sarebbero state vere.

Gli fece la domanda che fa a tutti, e che a bordo qualcuno scambia per un tic.

«Quante?»

Sigm4 ci pensò su e alzò una spalla.

«Boh. Sei? Otto?»

«Contale.»

«Perché?»

Rosma non rispose. Prese uno stivale da terra e glielo mise in mano, e uscì.

A bordo della Mist c'è esattamente una persona in grado di spiegare che cosa ci sia in fondo a quella domanda, e non lo ha mai spiegato a nessuno. Fa soltanto quella domanda, a tutti, ogni volta — e la gente pensa che sia una fissazione.

È la stessa cosa, esattamente la stessa, che gli era arrivata addosso in un tunnel di Aberdeen: che il corpo torna, e il tempo no.

Solo che a lui nessuno l'aveva chiesto in tempo.

Sigm4 arrivò sul canale che stava ancora infilandosi la tuta, e non salutò nessuno.

Riprese esattamente da dove si era interrotto, come si riprende una frase quando ti hanno interrotto per un attimo.

«—stra. Chi entra dopo si tenga a sinistra. L'ultima unità è dietro la seconda curva, alta, sul lato interno. Se stai al centro non la vedi finché non ci sei sotto.»

Una pausa.

«E c'è un dente di roccia all'uscita che non si vede in entrata. È quello che mi ha preso.»

Sul canale nessuno disse niente per un secondo.

Poi Harlock III disse: «Ricevuto», e chiuse la calotta.

Duecentocinquant'anni prima, in un altro secolo e su un'altra pagina, un appello si era interrotto a metà e nessuno lo aveva più ripreso.

Quella notte, a Nyx, un uomo si interruppe a metà di una parola e la finì quattro minuti dopo.

È tutta lì la differenza, e non la fece nessuno apposta.

Una nave che puzza di bruciato

Il terzo corridoio

Entrarono in due.

Harlock III davanti con l'ultimo caccia, che era il più piccolo dei tre e adesso era anche l'unico. Dietro, la Redeemer di Rogharh, rimessa in piedi da meno di un quarto d'ora, con la falla a poppa ancora aperta, il raffreddamento appena tornato e dentro un odore che non se ne sarebbe andato più.

Alle torrette IronEddy91, che sparava con un braccio solo e sbagliava un colpo su tre. Nessuno gli disse di scendere.

Si tennero a sinistra.

La seconda curva arrivò dove aveva detto Sigm4, e l'unità stava dove aveva detto Sigm4: alta, sul lato interno, in un punto che dal centro del tunnel non si vede finché non ci sei sotto.

Harlock la prese al primo passaggio.

«Terza pulita.»

All'uscita rallentarono tutti e due, molto più di quanto servisse, e nessuno dei due disse perché.

Il dente di roccia era lì.

Rogharh, davanti

Le paratie del nucleo

Restava l'ultima cosa prima che la squadra potesse scendere.

Le paratie del nucleo erano lastre spesse, montate a incastro sopra il pozzo che scendeva nel cuore della stazione: l'ultima cosa fra la Shattered Blade e chiunque volesse arrivare in basso. Anche quelle, ferro contro ferro non le avrebbe nemmeno scaldate.

La seconda volta la gola non era meno stretta.

Era soltanto conosciuta.

Rogharh entrò per primo e questa volta non cercò niente: sapeva dove la parete destra guadagnava il palmo, dove la piega scendeva, dove c'era il metro in più. Le scariche lo aspettavano nello stesso punto di prima e lui le attraversò con l'aria di uno che passa al buio in un corridoio di casa propria.

Dietro, i due caccia tenevano la distanza.

«Sette», disse Rosma dal Perseus, fuori.

«Cinque», rispose Rogharh.

Non era vanteria. Era un preventivo, e lo rispettò.

«Energia», disse Rogharh.

«Energia», disse Harlock III.

«Energia», disse Eddy, con un braccio solo.

Mando e Sigm4 lavorarono le cerniere dai lati, dove le lastre erano tenute e non spesse — perché Rosma, da fuori, aveva guardato le stesse immagini di tutti e aveva visto una cosa che gli altri non avevano visto.

Sigm4 era rientrato in formazione ventidue minuti dopo essere saltato in aria, con un caccia che non era il suo e che gli stava largo, e non ne parlò nessuno perché non c'era niente da dire.

La prima lastra si aprì verso l'interno e cadde nel pozzo, girando su sé stessa, mostrando quanto fosse profondo.

La seconda si piegò e restò appesa.

«Basta così», disse Rosma. «Ci passano.»

Uscirono a cinque secondi, tutti e quattro gli scafi, con la Redeemer che si portava dietro il proprio odore di bruciato.

Fuori, la battaglia era diventata un'altra cosa: più lenta, più sporca, fatta di scafi che si cercavano fra le rocce. La Mist stava ancora accanto alla Tranquility come una promessa che non si era mossa.

Sul canale della squadra d'assalto qualcuno cominciò a rispondere.

«Rosma.»

«Rogharh.»

«Harlock.»

«Mando.»

«Marte.»

Poi scesero.

In fondo a quel pozzo, da qualche parte, c'era un uomo che aspettava da giorni e che non era dei loro.

Di quel caccia è tornato indietro poco: un pezzo d'ala, il seggiolino e due contenitori chiusi. Li ho messi da parte lo stesso, perché quando uno torna vuole sapere che cosa gli è rimasto, e la risposta «niente» non gliela dà volentieri nessuno. Non è pietà. È che la roba di uno che c'è ancora non si butta.

Panzer8 · Reclaimer, e non parla quasi mai
La prossima cosa

In fondo al pozzo c'era un uomo che non era dei nostri

Si chiamava Gabe Windell, veniva da Levski, e aveva chiamato nel buio per tre giorni su una frequenza che non ascoltava più nessuno.

Nessuno, sul canale, fece notare che non era uno di loro.

Capitolo XIV — L'ultimo colpo